Il Rischio Industriale
Gli stabilimenti industriali che utilizzano nei processi produttivi materiali e sostanze chimiche espongono la popolazione e l’ambiente al rischio industriale.
Tali sostanze, in caso di incidente, possono provocare incendi, emissioni tossiche e sversamenti in corsi d’acqua, provocando danni e pericoli per l’ambiente e per l’incolumità della vita.
La normativa sul rischio industriale è relativamente recente.
Nel 1976 la popolazione dei comuni di Seveso, Cesano Maderno e Desio (Lombardia), furono colpiti da una dannosa nube di diossina a seguito di un’incidente presso la società ICMESA. A seguito di tale avvenimento e con l’accrescersi dell’attenzione verso la tutela e la salvaguardia dell’ambiente, la Comunità Europea decise di dotarsi di una normativa specifica sui rischi derivanti da incidenti industriali.
Nel 1982 fu emanata la prima direttiva comunitaria nota come Seveso I (D.E. n. 501/1982/CEE). L’Italia recepì il provvedimento con il D.P.R. n. 175/1988 e con il D. Lgs. n.334/1999, sostitutivo del precedente del 1988, rese efficace la successiva direttiva emanata dalla Comunità Europea nel 1996, detta Seveso II (D.E. del 9.12.1996 n. 96/82).
Nel 2003 ulteriori disposizioni per garantire la sicurezza industriale sono state introdotte con il D.L. 21.9.2005, n. 238, rendendo valide in Italia le prescrizioni contenute nella direttiva D.E. 2003/105/CE sul “Controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”.
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